domenica 20 febbraio 2011

La guerra delle radioline

Sia chiaro una cosa, il ciclismo è uno sport individuale, e il vincitore è colui che riesce a trovare la forza nel momento giusto per battere gli avversari. Nessuno però può negare il fatto che dietro la vittoria del singolo ci sia un lavoro di squadra, una strategia comune e sopratutto, una guida che muove i corridori del suo team come pedine di una scacchiera per raggiungere il risultato sperato. Credo che su ciò tutti possiamo essere d 'accordo, non capisco allora perchè si vuole impedire di usare la tecnologia , strumenti che normalmente possono essere usati nella vita di tutti i giorni, per migliorare la comunicazione tra chi deve prendere delle decisioni e chi deve eseguire gli ordini.
Posso capire per il ciclismo dilettantistico ( anche se la parola dilettantistico è poco reale ), in cui apparentemente dovremmo dare una facciata di improvvisazione  e i corridori, ancora giovani, devono imparare a ragionare da soli, ma a livello professionistico le squadre sono delle aziende dove ognuno ha ruoli e compiti precisi: capitano, gregario , direttore sportivio, nassagiatore ecc.  nulla dave essere lasciato al caso.
Se c'è la possibilità di comunicare più facilmente tra corridori e ammiraglia perche non usare questi strumenti , sempre e in ogni gara, e se qualcuno lo trova scomodo che non lo faccia.

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