Ognuno di noi ciclisti ha impresso nella memoria esperienze che rimarranno nel tempo ricordi indelebili. Il mio ricordo più emozionante è la granfondo campagnolo del 20-6-2004.
Quell'anno avevo deciso di conquistare il prestigio, cioè concludere 7 granfondo su 10 tra le più importanti in Italia, e dopo aver partecipato alla Nove Colli mi "toccava" la corsa trentina.
La Granfondo Campagnolo era il percorso più impegnativo del panorama nazionale ( oggi si chiama gfsportful ed è ancora più duro), 205km e oltre 4400m di dislivello, ma il vero pericolo è il meteo. Essendo inizio estate puoi trovare un caldo asfisiante come un fraddo polare: io ho trovato un freddo polare, neve e pioggia. La mattina, alla partenza, dopo una notte di acqua incessante, il cielo era cupo ma almeno non pioveva. Mentre lo speeker ci incitava e ci presentava le difficoltà delle salite, dentro di me speravo che annunciasse che il percorso lungo era annullato per pessime condizioni meteo, forse avevo un presagio di ciò che mi attendeva. Partiti e usciti da Feltre ci siamo immessi su un lungo stradone che ci doveva portare ai piedi di Cima Campo la prima asperità. Andavano tutti come matti, tanto che sembrava che fosse una granfondo tutta in pianura, io ho cercato di rimanere tranquillo. Iniziammo così la prima salita.Il cielo sembrava proteggerci, e iniziai quasi a sperare di farla franca, povero illuso. Quasi in cima alla salita accadde quello che tutti avevano previsto, all'uscita di un tratto nel bosco, PIOGGIA INTENSA. Quì iniziò il mio calvario, quello che doveva essere una esperienza difficile ma alla mia portata, si trasformo in una lotta di resistenza al freddo, pioggia, vento. Pedalavo e mi sembrava di vivere una situazione assurda. Durante la salita del passo Manghen, l'acqua spinta dalla pendenza del terreno quasi mi spingeva a terra. Arrivato in cima entrai nella capanna del ristoro per bere qualche cosa di caldo. Nevicava, non sapevo cosa fare, ero a 2000 metri e lontano dal mio albergo. I corridori che arrivavano entrando nel tendone spingendomi fuori, così, per caso, ripresi il mio cammino. Sembra strano ma la discesa furono i 20 km più difficili che abbia mai pedalato. Arrivai ai piedi del passo Rolle ancora congelato dal freddo, affamato, e sopratutto demoralizzato dalla giornata. Non riuscivo a pedalare , ma cercai di tenere duro e andare avanti, non mi importava di terminare la granfondo ma solo arrivare sano all'albergo. Trovai un signore che mi offri delle noci e del cioccolato. Improvvisamente ritrovai delle energie ( noi ciclisti abbiamo mille risorse, è nel nostro DNA), che mi spinsero il cima al passo Rolle più con la forza della disperazione che altro. Al ristoro in cima al passo, mi fermai per mangiare. La sosta mi fece acquistare lucidità e ritornare in me. Cercai di usare la mia esperienza e di sfuttare situazioni favorevoli, a questo punto volevo terminare la Granfondo. Trovai un gruppo con in testa un ragazzo che "scortava" una ragazza , era una bella situazione per stare a ruota e fare poca fatica in un tratto lungo di falsopiano. Doveveno essere marito e moglie , lei era insopportabile, continuava a riprenderlo , "vai piano,"" passami la borraccia", ecc, mi veniva da ridere e senza accorgermi ero ai piedi del Croce D'Aune. Mancavano 20 KM e soprattutto una salita. Le gambe le sentivo senza forze e cercando di usare la testa arrivai finalmente in cima. Mentre percorrevo la disceva e iniziavo ad intravedere il paese di Feltre, iniziavo a percepire un senso di orgoglio dentro di me. Non mi importava di aver passato momenti in cui volevo ritirarmi, forse di essere arrivato tra gli ultimi, ero riuscito ad andare avanti nonostante tutto, non mi ero arreso e avevo dato il massimo di me, questo era importante. Finita la discesa non ero arrivato, gli organizzatori "sadici" si erano divertiti a mettere il traguardo in centro alla città vecchia, al termine di un rettilineo di 400m al 14%. A 50 m dall'arrivo mi venne incontro mia moglie che cercò di incitarmi nell'ultimo sforzo. Ero talmente stanco che non riusci a vederla. Tagliai il traguardo, lo speeker si complimentò con me e i corridori che lentamente stavano arrivando. Dentro di me ero felicissimo per le emozioni forti che avevo vissuto, alla fine anche i momenti negativi si trasfomarono belle sensazioni , ecco perchè il ricordo di quella giornata rimarrà per sempre dentro di me.
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